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“NON SI VINCE PARLANDO SOLO DI MELONI”

IL PRESIDENTE DEL PD STEFANO BONACCINI, NERVOSISSIMO (STAMATTINA A “OMNIBUS” HA FATTO UNA SCENEGGIATA ALLA SARDONI) DOPO LA SCOPPOLA DI VENEZIA DOVE SONO MANCATI I VOTI DEGLI ELETTORI M5S CHE HANNO SCELTO VENTURINI (ALLA REGIONALI IN VENETO IL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA MANILDO ERA ANDATO 10 PUNTI SOPRA I VOTI PRESI DA MARTELLA), MANDA UN AVVISO AI NAVIGATI DEL NAZARENO IN VISTA DELL’ALLEANZA CON CONTE: “ATTENTI, SIAMO SCIAGURATI SE PARLIAMO ADESSO DI PRIMARIE” – I RIFORMISTI AFFILANO I COLTELLI, PINA PICIERNO INFILZA SCHLEIN: “SBAGLIATO CONSIDERARE L’ESITO REFERENDARIO COME IL SOL DELL’AVVENIRE. C’È BISOGNO DI RIPORTARE SULLA TERRA CHI AVEVA PRESO IL VOLO”

Non è un clima da resa dei conti. Per adesso. I malumori ci sono, ma la minoranza riformista sembra pronta a lavorare pancia a terra per portare a casa i ballottaggi. In casa Pd c’è amarezza, certo, per i risultati delle elezioni che sono venuti fuori lunedì.

Quel voto di Venezia pesa, tanto, con i sondaggi interni che davano una forchetta che neanche abbracciava il 50%.

I mal di pancia, pur esistenti, non vengono dichiarati. Almeno non ufficialmente. E non adesso. Per quella sfida che la segretaria Elly Schlein ha lanciato da Venezia alla premier Meloni si alza forte e quasi isolata la voce di Pina Picierno: «È stato sbagliato considerare l’esito referendario come il sol dell’avvenire. Quella di Venezia è stata una bolla autoriferita, c’è bisogno di riportare sulla terra chi aveva preso il volo».

Giuseppe Sala, sindaco di Milano, si fa ecumenico: «Il voto di Venezia sarà infelice ma può insegnare qualcosa».

Giorgio Gori scaccia via il pessimismo: «Se leggo il risultato su sei milioni di votanti direi che siamo finiti in pareggio. Il voto di Venezia era molto radicato nel territorio: il 30% solo per la lista civica di Venturini».

Stefano Bonaccini, presidente del partito, va dritto al punto: «Non vinceremo le elezioni parlando di Meloni da mattina a sera». Poi si sofferma in analisi: «Mi sono guardato i dati questa notte, è un dato molto migliore anche di come lo si sta raccontando. Quindi io non ci vedo nulla che cambi la prospettiva verso le politiche del prossimo anno, né a favore né a sfavore.

Filippo Sensi alza lo sguardo e riflette: «C’è stata una frenata nell’affluenza rispetto al referendum.Eppure in questo caso si andavano a votare sindaci, una rappresentanza concreta. Questo ci deve far pensare. Questi risultati ci spingono a sudare, lavorare. Soprattutto abbandonare l’idea di un lungo piano inclinato che ci avrebbe portato dal risultato del referendum alle elezioni politiche».

La frase riflette esattamente la linea espressa da diversi esponenti delle opposizioni, come il presidente del Partito Democratico Stefano Bonaccini e anche Matteo Renzi, che ha ribadito che l’alternativa al governo non si costruisce attaccando Giorgia Meloni “dalla mattina alla sera”.

I nodi del dibattito politico

Per costruire un’alternativa vincente, il dibattito si sta focalizzando su proposte concrete anziché sulla sola contrapposizione personale:

  • Contenuti economici: Spostare l’attenzione sui problemi reali come il carovita, i salari e la gestione delle spese pubbliche.
  • Riforme istituzionali: Aprire un confronto costruttivo su temi chiave come la legge elettorale e l’equilibrio dei poteri costituzionali.
  • Presenza sul territorio: Dimostrare capacità amministrativa locale, come emerso nelle recenti dinamiche delle elezioni comunali.
  • Temi sociali: Focalizzarsi sulla sanità, sulla scuola e sui diritti dei cittadini
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