
Il dissenso è legittimo. Le strade possono dividersi. Le idee possono cambiare. È la politica.
Quello che trovo difficile da comprendere è altro.
Dopo la Leopolda abbiamo assistito all’ennesima sfilata di attacchi: Calenda che colpisce con parole piene di odio e risentimento, Picierno che torna a marcare la distanza, Marattin che pubblica su X il video di “Franchino”, l’uomo che per anni è stato tra i più vicini a Matteo Renzi e che oggi affida le sue recriminazioni a una telecamera senza nemmeno il coraggio di mostrare il volto.
Poi ci sono gli ex renziani. Quelli che non perdono occasione per spiegare quanto Matteo sbagli e quanto avessero capito tutto prima degli altri. Quelli che parlano con la serenità di chi si sente sempre dalla parte giusta della storia. Beati loro, io non ho mai avuto una simile certezza.
Però una domanda me la faccio.
Se Renzi è così irrilevante come ci raccontano da anni, perché continuano tutti a parlare di lui? Perché dedicargli interviste, post, dichiarazioni e polemiche? Perché questa attenzione ossessiva verso una persona che, a sentir loro, dovrebbe essere già stata archiviata dalla politica e dalla storia?
La risposta è sotto gli occhi di tutti.
La Leopolda ha dimostrato che esiste ancora una comunità viva, appassionata, capace di riempire sale, di coinvolgere giovani, di discutere di politica, cultura, innovazione e sociale. Non una commemorazione del passato, ma un investimento sul futuro.
Ed è forse questo che infastidisce.
Perché mentre alcuni sembrano consumare le proprie energie nel regolare i conti con ciò che è stato, Matteo Renzi continua a essere un protagonista del dibattito politico nel bene e nel male. E soprattutto continua a mobilitare persone, idee ed entusiasmo.
Vale ancora oggi un vecchio proverbio: dagli (ex) amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io.
Ma non provo rancore. Nemmeno verso chi oggi sceglie di parlare più di Renzi che delle proprie idee, provo semmai la conferma di una convinzione.
Quando tanti ex alleati sentono ancora il bisogno di definirsi attraverso l’opposizione a un uomo, significa che quell’uomo conta ancora molto più di quanto siano disposti ad ammettere.
E allora continuino pure con gli attacchi, le interviste, i video, le lezioni e le sentenze. Noi continueremo a fare politica, a confrontarci, a costruire.
Una cosa, infatti, è sicura: piaccia o no, noi saremo ancora qui. E anche Matteo Renzi. Mentre molti saranno ricordati per le critiche che gli hanno rivolto, lui continuerà a essere ricordato per le battaglie che ha avuto il coraggio di combattere.
PS: Questo post è un’accorata difesa politica e personale di Matteo Renzi, postata da una persona a lui politicamente vicina IO
l messaggio centrale si articola su tre punti chiave:
- La critica agli ex alleati: L’autore stigmatizza gli attacchi recenti (citando esplicitamente Carlo Calenda, Pina Picierno, Luigi Marattin e il video dell’ex collaboratore noto come “Franchino”), accusandoli di essere mossi da risentimento e rancore anziché da veri motivi politici.
- Il paradosso dell’attenzione: Viene sollevata una questione retorica: se Renzi fosse davvero un leader “irrilevante” e “archiviato”, non si spiegherebbe l’attenzione ossessiva che i media e gli avversari continuano a dedicargli. Questa continua centralità viene interpretata come la prova del fatto che Renzi esercita ancora una forte influenza sul dibattito pubblico.
- Il valore della Leopolda: L’evento viene rivendicato come la dimostrazione di una comunità politica ancora viva, attiva e proiettata verso il futuro, contrapposta a chi preferisce concentrarsi unicamente sulla polemica personale.
Il il mio post si chiude con una dichiarazione di resilienza e continuità calcata sul celebre proverbio riadattato “dagli (ex) amici mi guardi Iddio”, ribadendo che la storia ricorderà Renzi per le sue battaglie, mentre i suoi detrattori saranno ricordati solo per le critiche che gli hanno mosso.