
E’ un bene la maturità raggiunta o almeno si spera dal Partito Democratico. Incrocio di correnti per sua natura ma perno del Centro – Sinistra che comprende l’importanza di un peso specifico da riconoscere alla componente centrista, quella che può fare la differenza. Anche all’indomani della convention di Prato in cui sono sfilati i rappresentanti Dem dell’area cosiddetta riformista, Schlein agisce di conseguenza includendoli come diversamente non potrebbe essere se l’obiettivo è rappresentare l’alternativa a Meloni. Sullo sfondo, mi permetto, Franceschini mente lucida seppur controversa, di questi tempi da tenere fortemente in considerazione. Poi ognuno è stato ciò che è stato ma guardare avanti è d’obbligo nelle scadenze da affrontare.
La strada resta impervia per i toni di chi riteneva di essere protagonista indiscusso e quasi unico. Conte è colui che cerca la rivalsa dopo la fine della seconda esperienza a Chigi, ma la politica è fatta di scelte che si intrecciano con i bisogni reali da affrontare con il livello necessario, i gestori e i frontmen non bastano e servono statisti che sanno fare politica.
Il messaggio di Schlein che parla di programma da scrivere pure con i centristi è incoraggiante. Significa aver compreso che il Centro – Sinistra va oltre il Campo Largo che è una parte, nel tutto a cui approcciare valutando le urgenze e le prospettive che le stesse possono produrre. Il tempo non è delle riforme ma comunque di una discontinuità nei valori e nelle tesi ideali ed etiche, l’Italia non è il luogo di nuovi esperimenti e riconsegnarla a una serietà prima di tutto istituzionale è prioritario nella scelta del dopo – Mattarella.
Matteo Renzi torna centrale in una considerazione che tende a cambiare. L’ex Premier è un valore aggiunto decidente che finalmente va oltre l’immagine cucitagli addosso erroneamente, al punto da cercare ogni volta chi potesse sostituirlo, leggasi Onorato citofonare Bettini e lo stesso Conte che dovrà rassegnarsi. Poi vedremo le reazioni, augurandoci i toni concreti di chi ha contezza della situazione che non ammette infantilismi capricciosi e intelligenze con l’avversario.
L’asse della perplessità potrebbe spostarsi proprio sul leader stellato già ben avviato, senza rese dei conti ma concentrandosi sui punti nodali del programma che sicuramente non mancano. Il Paese è stretto nelle maglie di un mese sempre più corto e di una dignità da recuperare culturalmente senza i travestimenti meloniani che raccontano l’isola che non c’è. La domanda forte se si stava meglio o peggio prima di Meloni racchiude il misto di illusione e concretezza da ripartire coerentemente sulla base della quotidianità. Dove il racconto dell’Italia protagonista cozza inesorabilmente con la marginalità della nazione, relegata a cantuccio utile a chi vorrà manipolarla contro il pensiero occidentale con i tentativi di affermare anche in casa nostra il sovranismo. Se l’italiano riuscirà a capire la differenza tra Paese virtuale e Paese reale la corsa sarà meno accidentata, confidando nella serietà di una classe dirigente che è lo snodo imprescindibile, con molti figuranti e pochi protagonisti su cui puntare ascoltandone le indicazioni. Nei contenuti e nei nomi, la selezione avverrà sull’affidabilità di un progetto e di chi lo rappresenta. Il resto, a partire dalle Primarie, sono variabili che sebbene incidano vengono dopo lo spessore etico e politico di ognuno, in una selezione, appunto, che verrebbe da sé, voglio essere ottimista nonostante tutto e alcuni.
Renzi c’è pure senza esserci insieme al piddismo migliore, quello che ricorda le ragioni per cui nacque che è già molto.
Buona giornata