
L’ala riformista del Partito Democratico contesta apertamente la linea politica di Elly Schlein in occasione dell’assemblea nazionale intitolata “Cambiare!”, convocata il 26 settembre 2026 a Prato presso la Casa del Popolo di Coiano. I principali esponenti della minoranza dem intendono dare un chiaro segnale alla segreteria in vista dei futuri passaggi congressuali, del programma per le elezioni politiche e della definizione delle alleanze del centrosinistra.
La spaccatura interna tocca diverse questioni cruciali sollevate dai leader della componente:
- Politica estera e sicurezza: I riformisti, guidati da figure come Lorenzo Guerini, Giorgio Gori e Filippo Sensi, ribadiscono l’assoluta fermezza sul sostegno militare e politico all’Ucraina. Viene contestato il rischio di un eccessivo appiattimento sulle posizioni del Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte e della CGIL.
- Caso Ddl Antisemitismo: Le tensioni sono state esacerbate dai recenti orientamenti del Nazareno sul disegno di legge contro l’antisemitismo, vissuto da esponenti riformisti come Emanuele Fiano ed altri come un compromesso identitario inaccettabile.
- Nodi su Primarie e Leadership: L’area esprime forte scetticismo sulla gestione delle primarie e sul rischio di cedere la leadership della coalizione a forze populiste. Tra i retroscena emersi a margine dell’evento di Prato, si fa strada l’ipotesi di avanzare il nome dell’europarlamentare Giorgio Gori come alternativa interna o sfidante diretto per bilanciare l’asse programmatico del partito.
A Prato è in scena una vera e propria sfilata dell’anima riformista del Pd: da Giorgio Gori a Lorenzo Guerini, passando per Graziano Delrio, Lia Quartapelle, Filippo Sensi, Sandra Zampa e Simona Malpezzi. Ad accoglierli il sindaco Matteo Biffoni. Tutte persone più che affidabili. Speriamo vengano presi in considerazione da pd.Le loro posizioni sono più che giuste.
Più che un semplice incontro, è un messaggio politico recapitato direttamente ai vertici del partito. Il sottotesto? Molto chiaro: c’è una parte del Pd che non ha alcuna intenzione di affidare il proprio futuro a Giuseppe Conte e alle sue continue oscillazioni politiche. Per molti di loro il leader pentastellato resta più un problema che una soluzione.
La domanda che resta aperta è semplice: il Pd vuole tornare a essere un partito riformista, europeista e di governo o continuare a inseguire un alleato che cambia posizione con la velocità del vento? Da Prato, più che un dibattito, è un avvertimento. E forse, questa volta, sarebbe un errore far finta di non sentirlo.
BRAVI: Sarebbe ora di svegliarvi, finisce l’anno e poi sarà tardi!!! Conte non porta molti consensi, non date retta ai sondaggi, in realtà alle elezioni prendono max 5%!!!