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Il Pd che si consegna a Conte: cronaca di una vigliaccheria annunciata

Ma nonostante tutto, resta una speranza: che il Pd ritrovi l’orgoglio di essere il partito che è stato, che smetta di inseguire e torni a guidare, che recuperi la sua identità riformista e il coraggio di dire dei no. Perché un Pd che torna a essere Pd non si consegna: si rialza. Ma: Sarebbe il caso che ad alzare la voce siano i riformisti, dentro e fuori dal PD, e ridimensionino questi fanfaroni dei 5S

Il Pd è al 20,1%, ma si comporta come un partito al 10: intimidito, tremante, paralizzato. Conte, che nei sondaggi oscilla attorno al 13% e che alle urne ha visto calare il consenso, oggi detta la linea come un capocorrente che ha trovato un gregge impaurito. Il convegno di Nova è stato il suo “coming out” politico: ha parlato da leader del campo progressista, come se la coalizione fosse già sua, come se il Pd fosse un dettaglio amministrativo da mettere in riga. Travaglio lo incorona ogni giorno, il Fatto gli fa da claque, e lui ormai si muove come un premier in attesa di trasloco a Palazzo Chigi. Il problema non è Conte: è il Pd che si lascia fare. Schlein, che dovrebbe essere la segretaria del partito più grande dell’opposizione, arretra a ogni soffio. La lettera a Meloni era sacrosanta, ma appena Conte e Bonelli hanno ringhiato, lei si è rimpicciolita. Una leader che si scusa per aver fatto la leader non è una leader: è un ostaggio. E un ostaggio non guida il campo largo, lo subisce. Poi c’è il silenzio osceno dei riformisti. Gente che per anni ha parlato di Europa, diritti, garantismo, politica estera seria. Oggi muti. Muti perché Schlein sta facendo le liste. Muti perché hanno paura di perdere il posto. Muti perché il coraggio costa, e loro non vogliono pagarlo. Così, per non irritare Conte, molti del Pd rinunciano alla difesa dell’Ucraina, si allontanano da Israele, accettano una linea politica che non è del Pd ma dei 5 Stelle. Una resa geopolitica in cambio di uno strapuntino. È la fotografia perfetta della vigliaccheria parlamentare: identità zero, dignità sotto zero. E dietro tutto questo c’è la regia di Bettini e D’Alema, che da anni inseguono l’idea di un “campo largo” dove il Pd deve essere grande ma non deve comandare. Il risultato? Il Pd rischia di diventare un partito commissariato dai 5 Stelle. Bettini e D’Alema stanno giocando con il fuoco: se continuano così, regalano il Pd a Conte. Regalano la linea politica, la postura internazionale, la leadership. Regalano tutto. E il Pd diventa un satellite, non un partito. Il campo largo così è una trappola: Conte parla, il Pd tace; Conte decide, il Pd esegue; Conte alza la voce, il Pd abbassa la testa. Non è alleanza: è sottomissione. E la sottomissione, in politica, si paga sempre. Prima con la credibilità, poi con i voti. Il Pd non è debole: sceglie di esserlo ed è questo che lo sta distruggendo.

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