
MATTEO RENZI: L’UOMO CHE HA TENTATO DI CAMBIARE L’ITALIA ( e perché hanno paura di lui) Esiste una verità storica che i talk-show e la propaganda populista hanno cercato in tutti i modi di seppellire: Matteo Renzi è stato l’uomo che ha tentato davvero di cambiare l’Italia.
E proprio per questo si è trovato contro l’intero sistema.
Ha sfidato frontalmente tutti coloro che non volevano cambiare nulla per conservare i propri privilegi e le proprie rendite di posizione.
Non sono state solo parole.
I fatti e le riforme concrete lo dimostrano:
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗶𝗹𝗲𝗴𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗴𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮:
Matteo Renzi ha bloccato il pensionamento dei magistrati a 75 anni e ha ridotto i loro 45 giorni di ferie annuali (per accelerare i processi)
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹’𝗲𝘃𝗮𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗳𝗶𝘀𝗰𝗮𝗹𝗲:
Ha costretto 6 milioni di evasori a pagare il canone TV inserendolo direttamente nella bolletta.
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗴𝗹𝗶 𝘀𝗽𝗿𝗲𝗰𝗵𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗣𝗔:
Ha dimezzato gli scandalosi distacchi sindacali (ben 1.400), scatenando il livore dei sindacati conservatori.
𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝗽𝗼𝗿𝗮𝗹𝗮𝘁𝗼:
Ha colpito i padroncini e le mafie collegate trasformando il caporalato in un reato penale.
𝗟𝗮 𝗿𝗶𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮:
Ha offerto il passaggio in ruolo a tempo indeterminato (un sogno per milioni di precari italiani), sfidando le proteste di chi rifiutava il trasferimento in altre città.
𝗟𝗮 𝗺𝗮𝗱𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝗯𝗮𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗲:
𝗟𝗮 𝗥𝗶𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲
Il vero scontro frontale con le corporazioni parassitarie è avvenuto con il referendum costituzionale.
La vittoria del SÌ avrebbe inferto un colpo mortale ai costi della politica:
* Consiglieri regionali: Stipendi dimezzati.
* Consiglieri provinciali: Scomparsi, grazie all’abolizione delle province.
* Senatori: 150.000 euro risparmiati all’anno per ciascuno dei 300 senatori tagliati con il sistema unicamerale.
* Avvocati dei contenziosi:
Stop ai ricchi guadagni sulle infinite cause Stato-Regioni nate nel 2001 con la riforma del Titolo V (firmata Lega/D’Alema).
* Sindacalisti del CNEL:
Chiusura definitiva di un ente totalmente inutile.
Per fare queste riforme serviva la maggioranza dei due terzi.
Renzi ha avuto il coraggio di stringere un accordo con Berlusconi per la Costituzione, ma ha rifiutato ogni compromesso al ribasso.
Quando Berlusconi e D’Alema pretendevano Amato al Quirinale, Renzi ha detto NO, ha interrotto il patto e ci ha regalato un Presidente del calibro di Sergio Mattarella.
Rimasto solo contro tutti, ha perso quel referendum.
I risultati economici e sociali che nessuno può smentire!
Mentre la narrazione mediatica si concentrava sul fango, i numeri e le leggi parlavano chiaro:
* 𝗘𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗮 𝗶𝗻 𝘀𝗮𝗹𝘃𝗼:
Ha preso un Paese ai limiti del fallimento e lo ha riportato in carreggiata: PIL a +1,6% e Spread a quota 100.
* 𝗧𝗮𝘀𝘀𝗲 𝗲 𝗥𝗲𝗱𝗱𝗶𝘁𝗼:
Ha abolito la tassa sulla prima casa e ha realizzato la più grande redistribuzione del reddito della storia recente con il bonus degli 80 euro al mese (960 euro all’anno) per i lavoratori fino a 1.500 euro.
* 𝗗𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲:
Ha abolito la vergogna delle “dimissioni in bianco”, il ricatto usato dai datori di lavoro contro le donne che volevano un figlio o un’assunzione.
* 𝗟𝗲𝗴𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀:
Ha istituito l’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), affidandola a un magistrato integerrimo come Raffaele Cantone, e ha varato un rigoroso codice degli appalti.
* 𝗗𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗰𝗶𝘃𝗶𝗹𝗶 𝗲 𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮:
Ha firmato le leggi storiche sul divorzio breve (in Comune a 16 euro) e sulle unioni civili, e ha internazionalizzato i nostri musei portando le migliori eccellenze mondiali a dirigerli.
𝗟𝗮 𝘃𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮̀ 𝘀𝘂𝗶 “𝗳𝗮𝗹𝘀𝗶 𝗺𝗶𝘁𝗶” 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗮𝗴𝗮𝗻𝗱𝗮
Ci ripetono che Renzi ha tradito Enrico Letta. Falso.
Letta è stato rimosso dalla Direzione del PD quasi all’unanimità (con in testa Roberto Speranza, che lo ha confermato pubblicamente) e dal Presidente Napolitano, perché l’azione di quel governo non era ritenuta all’altezza della crisi terribile di quel momento storico.
Ci ripetono che “non ha mantenuto la parola” sul ritiro dalla politica.
Dire “se perdo il referendum me ne vado”è stata un’iperbole retorica, una drammatizzazione che in politica usano tutti per far capire l’importanza del voto.
Eppure, dopo la sconfitta, Renzi si è dimesso immediatamente da Presidente del Consiglio, un atto di dignità che in Italia non si vedeva da decenni.
𝗟𝗮 𝗺𝗮𝗰𝗰𝗵𝗶𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗳𝗮𝗻𝗴𝗼 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗮𝘁𝗶𝗰𝗼-𝗴𝗶𝘂𝗱𝗶𝘇𝗶𝗮𝗿𝗶𝗮
Nonostante sia un politico stimato e richiestissimo come conferenziere in tutto il mondo, in Italia Matteo Renzi è stato vittima della più devastante campagna diffamatoria degli ultimi 70 anni.
Un vero e proprio tentativo di eversione, culminato persino nella falsificazione di prove ai danni di suo padre Tiziano.
È stato dipinto come l’uomo delle banche, quando invece ha difeso i risparmiatori, i correntisti, gli obbligazionisti e il tessuto produttivo.
È stato aggredito da un asse mediatico-giudiziario composto da giornalisti-diffamatori (condannati anche dal Tribunale di Strasburgo) e da magistrati dall’impostazione ideologica estrema.
𝗖𝗼𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶:
Oggi assistiamo al paradosso più grande: l’uomo che mette la parola “cultura” in ogni discorso è isolato, mentre il Paese viene spesso lasciato in mano a chi guida contromano in autostrada e senza patente.
La progressiva scomparsa dell’onestà intellettuale è la vera malattia della nostra democrazia.
Riconoscere il valore, il coraggio e i risultati di Matteo Renzi non è solo un atto di giustizia politica, ma il primo passo per ridare dignità all’Italia.