
Ci sono idee che diventano ragionevoli solo quando a proporle sono gli altri. 25 febbraio 2022. È passato appena un giorno dall’invasione russa dell’Ucraina. Matteo Renzi interviene al Senato e propone una strategia molto precisa: sostenere l’Ucraina, sanzionare la Russia, ma contemporaneamente affidare a un inviato speciale autorevole di UE e NATO il compito di aprire una vera iniziativa diplomatica. Fa anche un nome: Angela Merkel. Non quattro anni dopo. Non quando negoziare è diventato di moda. IL 25 FEBBRAIO 2022. Il resoconto stenografico del Senato è ancora lì e consente a chiunque di verificarlo. Passano quattro anni.
Nel febbraio 2026 l’ipotesi di un inviato speciale europeo per riaprire il canale diplomatico con Mosca entra concretamente nel dibattito europeo, con il sostegno anche di Giorgia Meloni.
A maggio ANSA racconta che a Bruxelles si discute ormai apertamente della figura di un mediatore/inviato speciale europeo per l’Ucraina. Tra i nomi circolati? Ancora Angela Merkel, oltre a Mario Draghi e Sauli Niinistö.
E adesso anche Dario Nardella, dal PD, sostiene che al necessario sostegno a Kiev debba essere affiancata una roadmap diplomatica europea con propri negoziatori.
Destra, centrosinistra, istituzioni europee: quattro anni dopo stanno discutendo una soluzione molto simile a quella che Renzi mise sul tavolo nelle prime 24 ore della guerra.
Questo non significa che quella proposta avrebbe sicuramente fermato Putin nel 2022. Nessuno può dimostrarlo.
Significa una cosa molto più semplice e verificabile: mentre molti contrapponevano “armi” e “diplomazia”, Renzi sosteneva fin dall’inizio che servissero entrambe.
Armi perché l’Ucraina potesse difendersi. Sanzioni per aumentare il costo dell’aggressione. Diplomazia europea per provare a costruire una via d’uscita politica. Oggi questa impostazione non sembra più così eccentrica. Ci sono voluti quattro anni. Le date, però, hanno una caratteristica fastidiosa: restano scritte.
Questo mio post analizza l’evoluzione del dibattito politico e diplomatico sulla guerra in Ucraina, mettendo a confronto la proposta iniziale di Matteo Renzi del 25 febbraio 2022 con gli sviluppi dello scenario europeo nel 2026.
Il nucleo dell’argomentazione si basa su tre punti principali:
- La tempestività della proposta: Viene sottolineato come Renzi, a sole 24 ore dall’inizio dell’invasione russa, avesse già delineato una strategia dal doppio binario: fermo sostegno militare a Kiev e attivazione immediata di un canale diplomatico autorevole (proponendo la figura di Angela Merkel come inviato speciale).
- Il cambio di paradigma nel 2026: Il testo evidenzia come, a distanza di quattro anni, l’idea di un mediatore o inviato speciale europeo non sia più considerata “eccentrica”, ma sia entrata concretamente nell’agenda di Bruxelles e nel dibattito trasversale della politica italiana (dall’apertura di Giorgia Meloni alle dichiarazioni di Dario Nardella del PD). I nomi presi in considerazione a livello europeo includono figure come la stessa Merkel, Mario Draghi e Sauli Niinistö.
- La sintesi tra armi e diplomazia: La tesi conclusiva è che la posizione di Renzi non escludesse la difesa militare, ma considerasse le sanzioni e gli aiuti all’Ucraina come presupposti necessari per dare forza a una parallela e indispensabile roadmap diplomatica guidata dall’Europa.