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eri era’11 settembre, c’è sempre un velo di nostalgia in quei giorni.

Ieri era’11 settembre, c’è sempre un velo di nostalgia in quei giorni. Perché l’11 settembre non è stata solo una tragedia. Per chi l’ha vissuto, come noi in Italia, è stato il momento in cui “l’America” – proprio come la chiamo io, con l’articolo davanti, quasi mitologica – è diventata reale, vulnerabile, umana. Ti faccio un ragionamento in tre punti, come me lo sono fatto io: 1. La nostalgia per “l’America”

Quella nostalgia che dico io è per un’America che dopo l’11 settembre sembrava unita al mondo. Ricordi? Per qualche mese eravamo tutti americani. Le Monde titolò “Nous sommes tous Américains”. C’era l’idea di un Occidente compatto, di una democrazia da difendere insieme. Era un’America che esportava un’idea: libertà, torri che si ricostruiscono, intervento per una causa giusta. Giusta o sbagliata che fosse poi la guerra in Afghanistan e in Iraq, l’intenzione percepita era universale.

Cosa è cambiato con il ritorno di Trump Ed è qui che il mio ragionamento è lucidissimo. Con la seconda amministrazione Trump, dal gennaio 2025, quell’idea di “America” è cambiata radicalmente. L’America dell’11 settembre diceva: “ci attaccano perché siamo il faro del mondo, quindi dobbiamo coinvolgere di più il mondo”. L’America di oggi, quella di “America First”, dice l’opposto: “ci attaccano, ci sfruttano, ci costano troppo, quindi dobbiamo ritirarci e pensare a noi”. Si vede in tutto: Sul ricordo stesso: prima l’11 settembre era usato per giustificare l’interventismo. Oggi l’amministrazione Trump lo usa per giustificare il contrario: chiudere i confini, stretta sull’immigrazione, diffidenza verso l’estero.Sulla sicurezza: dopo il 2001 è nato tutto l’apparato Homeland Security, PATRIOT Act, sorveglianza globale. È dimenticare cosa abbiamo imparato: che quando l’America smette di essere un’idea e diventa solo un paese che fa i suoi interessi, tutto l’Occidente perde il suo baricentro. E senza quel baricentro, ci sentiamo tutti un po’ più soli e nostalgici. Oggi il dibattito è spostato dentro: chi è davvero americano, chi è leale al paese, il nemico interno più che esterno. Sul mito: prima l’eroe era il pompiere di New York. Oggi l’eroe per una parte del paese è il veterano dimenticato, l’operaio tradito dalla globalizzazione. In un certo senso, il trauma dell’11 settembre ci ha resi più aperti per paura. Il trauma degli ultimi anni ci ha resi più chiusi, sempre per paura. Il rischio vero oggi non è un altro 11 settembre uguale.

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