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USA-IRAN, LA RIPRESA DEL CONFLITTO VISTA DA AL JAZEERA.

La nuova fase dello scontro tra Stati Uniti e Iran raccontata da Al Jazeera parte dagli attacchi ripresi il 31 agosto. Secondo quanto riportato dall’emittente qatariota, le forze statunitensi hanno colpito installazioni dei Guardiani della Rivoluzione nel sud dell’Iran. Teheran ha risposto con missili e droni contro obiettivi militari americani nella regione. L’Iran sostiene di aver preso di mira basi e infrastrutture statunitensi in Giordania, Bahrein, Kuwait e nell’area di Erbil, in Iraq.

Una parte importante dell’analisi di Al Jazeera riguarda il Kheibar Shekan, chiamato anche “Castle Breaker”: uno dei più recenti missili balistici iraniani a medio raggio. Ha una gittata indicata di circa 1.450 chilometri, può trasportare una testata di circa 500 chilogrammi e soprattutto utilizza combustibile solido.

Questa caratteristica permette al missile di rimanere pronto al lancio senza le lunghe operazioni di rifornimento richieste dai sistemi a propellente liquido. In caso di crisi può quindi essere preparato e lanciato molto rapidamente. Secondo le autorità iraniane, questo sistema sarebbe stato utilizzato anche nei recenti attacchi contro obiettivi statunitensi.

Al Jazeera sottolinea inoltre che il Kheibar Shekan rappresenta soltanto una parte dell’arsenale iraniano. Teheran dispone di missili balistici a corto e medio raggio e di missili da crociera, con sistemi che secondo le stime riportate arrivano fino a 2.000-2.500 chilometri di gittata. Il messaggio che l’Iran sembra voler trasmettere è chiaro: nonostante mesi di attacchi statunitensi e israeliani, la propria capacità missilistica sarebbe ancora operativa e in grado di raggiungere numerosi obiettivi americani e israeliani nella regione.

Ma il vero punto strategico dell’articolo arriva alla fine: lo Stretto di Hormuz torna al centro della crisi. La ripresa degli attacchi ha immediatamente aumentato la tensione sui mercati energetici e fatto salire il prezzo del petrolio. Al Jazeera ricorda che attraverso quell’area transita in condizioni normali circa un quarto del petrolio e dei prodotti petroliferi mondiali. È qui che una guerra regionale smette di essere soltanto una questione militare: ogni nuova escalation tra Washington e Teheran può trasformarsi rapidamente in un problema energetico ed economico globale.

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