
Per anni il MES sanitario è stato dipinto come il cavallo di Troia dell’Europa: una minaccia alla sovranità nazionale, una trappola, quasi un tradimento della Patria.
Per quella propaganda abbiamo rinunciato a uno strumento europeo che avrebbe consentito di finanziare la sanità a condizioni particolarmente favorevoli, proprio mentre ospedali, personale sanitario, ricerca e tecnologie avevano bisogno di risorse.
Oggi, però, gli stessi partiti chiedono di accedere ai fondi europei del programma SAFE, sempre attraverso prestiti europei a condizioni vantaggiose, per rafforzare la difesa e la sicurezza del continente.
Sia chiaro: io non vedo alcuna contraddizione nell’utilizzare strumenti finanziari europei quando servono agli interessi dell’Italia.
Se è giusto investire nella sanità, è altrettanto giusto investire nella sicurezza.
Entrambe sono funzioni essenziali di uno Stato moderno.
La vera contraddizione è un’altra.
Aver raccontato agli italiani che il debito europeo fosse intollerabile quando serviva a curare le persone e sostenerne oggi l’utilizzo quando serve alla difesa.
Non è una questione di destra o di sinistra.
È una questione di serietà, di coerenza e di rispetto dell’intelligenza dei cittadini.
Gli opposti estremismi finiscono spesso per assomigliarsi: cambiano gli slogan, ma il metodo è lo stesso.
Prima si costruisce un nemico ideologico, poi lo si dimentica quando diventa politicamente conveniente.
Più osservo il dibattito pubblico italiano, più mi convinco che il problema non sia il bipolarismo politico.
Il vero problema è che una parte della politica sembra soffrire di disturbo bipolare: un giorno il debito europeo è una minaccia alla sovranità nazionale, il giorno dopo diventa uno strumento indispensabile.
Un giorno Bruxelles è il nemico, quello dopo è il bancomat.
Non cambiano i fatti.
Cambia soltanto la convenienza