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Ma qui la memoria dura giusto il tempo di un post di propaganda.

“Tra le dichiarazioni d’intento a favore di camera e la realtà dei fatti c’è un abisso che non si può più nascondere. ​A parole si proclamano tolleranza zero e memoria per i nostri eroi dell’antimafia. Nei fatti, di fronte alle inchieste e ai legami imbarazzanti che emergono nei territori, scatta subito il solito riflesso condizionato: silenzio, difesa della ditta e finta di niente. ​La coerenza non è uno slogan da comizio, è una scelta quotidiana. Ma qui la memoria dura giusto il tempo di un post di propaganda.
P.s. Delmastro ringrazia. A voi i commenti!

Fratelli d’Italia vuole ampliare l’uso delle intercettazioni. Più possibilità per i magistrati di utilizzare le captazioni anche in procedimenti diversi da quelli per cui erano state autorizzate. Una linea dura: più strumenti alle procure, più efficacia investigativa.

Poi però arriva il caso Delmastro.

E improvvisamente la musica cambia. Le chat richieste dalla Procura non si possono vedere. La maggioranza vota per impedirne l’acquisizione. Le intercettazioni, le conversazioni, i messaggi vanno benissimo. Purché non riguardino un esponente di Fratelli d’Italia.

È una curiosa idea di garantismo: espansivo quando riguarda gli altri, restrittivo quando riguarda i propri.

Il principio, evidentemente, non è stabilire quando sia giusto usare uno strumento investigativo. Il principio è molto più semplice: dipende da chi c’è dall’altra parte del telefono.

Così lo stesso partito che oggi chiede di allargare i poteri delle intercettazioni, domani alza un muro quando quelle stesse prove potrebbero essere utilizzate nei confronti di un suo dirigente.

È il garantismo à la carte di Giorgia Meloni e dei suoi. Garantisti quando l’indagato è uno di casa, inflessibili quando riguarda gli altri. Le intercettazioni sono indispensabili se possono colpire un avversario, diventano un’intollerabile invasione della privacy se rischiano di coinvolgere un esponente del proprio partito. Non è una cultura della giustizia. È una cultura della convenienza. E quando i principi cambiano a seconda del nome scritto sul fascicolo, non si chiama garantismo: si chiama doppio standard.

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