Noi che, quando accade qualcosa, non ci precipitiamo a scegliere una curva. Noi che aspettiamo le indagini, leggiamo gli atti, proviamo a capire. Noi che pensiamo ancora che la verità abbia bisogno di tempo e che tre righe di agenzia o spezzoni di video non siano sufficienti per emettere una sentenza.
In una società polarizzata, invece, funziona al contrario: più gridi, più sei sicuro, più prendi voti. Il dubbio è debolezza, la prudenza è codardia, il buonsenso è roba da fessi.
A Rogoredo, per esempio, i coglioni sono quelli che aspettano che la magistratura ricostruisca i fatti prima di tifare per il poliziotto o per l’immigrato. Gli altri sanno già tutto. Primo grado, appello e Cassazione. Tutto in trenta secondi. Hanno visto un titolo, conosciuto il colore della pelle e deciso chi fosse l’eroe e chi il colpevole. Poi arrivano i fatti e scopri che avevi puntato tutte le fiche sul tavolo sbagliato.
Sul caso Roggero, i coglioni sono quelli che ricordano un dettaglio insignificante: è stato condannato applicando la legge sulla legittima difesa voluta da Matteo Salvini. Gli altri continuano a gridare contro i giudici, anche quando i giudici applicano le leggi scritte da loro.
A Bologna, dopo la morte di Abderrahim Fakir, i coglioni non salgono sugli spalti. Non tifano a prescindere per le forze dell’ordine e neppure contro. Aspettano che siano accertate la dinamica e le responsabilità. Una pretesa evidentemente rivoluzionaria.
Gli altri, invece, sono tutti mister e Miss “so tutto io”. Si lanciano sulla notizia appena compaiono la nazionalità, il colore della pelle, il mestiere della vittima o la divisa di chi è coinvolto. Non servono prove, testimonianze o perizie. Basta un dettaglio utile a confermare il pregiudizio che avevano già.
Prima arrivano le opinioni. Poi, se avanza tempo, i fatti.
È così che la politica trasforma ogni tragedia in una partita e ogni morto in una bandiera. Perché il tifo rende più del ragionamento, la rabbia porta più voti della prudenza e una verità urlata subito, anche quando è falsa, vale più di una verità accertata dopo.
E allora ebbene sì: i coglioni siamo noi. Quelli che aspettano. Quelli che dubitano. Quelli che continuano a credere che i fatti vengano prima delle tifoserie.
