RIORGANIZZANO LA NATO CON LE PISTOLE. Ragà, guardamose s’n faccia… c’è una scena che dovrebbe farci fermare un attimo. Un vertice della NATO. I grandi della Terra riuniti. E quale sarebbe il regalo scelto da Erdogan? Un libro sulla pace? Un simbolo di cooperazione? NO, UNA PISTOLA! Personalizzata. Con il nome e il cognome di ogni leader inciso sulla canna. E insieme, il kit dei proiettili. Giorgia Meloni l’ha accettata. Così come quasi tutti gli altri leader presenti.

L’unico che, secondo le notizie diffuse, ha scelto di rifiutarla è stato Keir Starmer. E io mi chiedo: che messaggio stiamo normalizzando? Viviamo in un mondo che brucia tra guerre, bombe, civili massacrati e una corsa al riarmo che sembra non conoscere limiti. E i leader delle democrazie occidentali sorridono mentre ricevono in dono un’arma da fuoco. Non è il valore economico dell’oggetto. È IL SIMBOLO! Perché i simboli contano. Eccome se contano.
Un presidente che concentra sempre più potere nelle proprie mani sceglie di regalare pistole personalizzate ai capi di governo. E quasi tutti le accettano senza battere ciglio.Pensateci. Se fosse successo con un altro leader che l’Occidente considera “nemico”, avremmo aperto edizioni straordinarie per settimane. Invece qui tutto normale. Una foto, un sorriso, una stretta di mano e avanti così. MA LA PARTE PIÙ INQUIETANTE È UN’ALTRA. Su ogni pistola è inciso il nome e il cognome del destinatario. Una volta era la mafia a far arrivare i proiettili con nome e cognome come messaggio di intimidazione. Qui, sia chiaro, non sto dicendo che sia questo il caso. Magari Erdogan aveva semplicemente un gusto discutibile per i regali. Oppure… e prendetela come una battuta… le ha consegnate nel caso servissero per un suicidio tattico? È solo una supposizione, eh. Ma se per far sorridere i potenti bisogna trasformare un’arma in un gadget diplomatico, allora forse il problema non è il regalo.Il problema è quanto ci siamo abituati a considerare normale ciò che normale non dovrebbe essere.