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RENZI RILANCIA LA SALIS,

C’è qualcosa di irresistibilmente sensato, quasi terapeutico, nell’ultima trovata di Matteo Renzi. Sarà che siamo assuefatti alle liturgie del palazzo, ai dossieraggi da buco della serratura, alle crociate ideologiche buone per un quarto d’ora di talk show ma del tutto inutili quando si tratta di far funzionare le cose. E allora, l’idea di contrapporre a Giorgia Meloni non un ideologo da salotto, ma un sindaco, ha il profumo della concretezza. Il sindaco, dalle nostre parti, è l’unico politico a cui i cittadini diano ancora del tu, l’unico che non possa nascondersi dietro un comunicato stampa se l’autobus non passa, la buca si allarga o il bilancio fa acqua. È la politica che si sporca le scarpe, contrapposta a quella che si consuma le corde vocali. Mentre a Roma ci si accapiglia sui massimi sistemi e sulle purezze identitarie, un primo cittadino impara l’arte del cacciavite e del pragmatismo spicciolo. Portare un profilo del genere nella gabbia del dibattito nazionale significa costringere la retorica del governo a fare i conti con la realtà dei fatti. E ancora una volta, tocca ammettere che Renzi ci ha visto lunghissimo: contro il racconto della nazione ideale, non c’è niente di meglio della concretezza di un sindaco.

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