Certe idee sembrano uscite da una riunione organizzata da sceneggiatori satirici sotto l’effetto di qualche sostanza particolarmente creativa. L’ultima è questa: sbloccare parte dei fondi iraniani congelati e convincere Teheran a spenderli acquistando prodotti agricoli statunitensi. Sulla carta tutti felici. Trump può dire di aver trovato nuovi mercati. Gli agricoltori possono sperare di compensare le perdite provocate dalla guerra commerciale. L’Iran può riavere una parte dei propri soldi. Poi arriva il dettaglio che rovina la festa. Una quota enorme della soia americana finisce nell’alimentazione animale, soprattutto nella filiera suinicola. E qui nasce un piccolo problema geografico, culturale e religioso: l’Iran è un Paese musulmano dove il consumo di carne di maiale è praticamente inesistente. È un po’ come cercare di salvare l’industria vinicola italiana vendendo milioni di bottiglie a un convento di monaci trappisti che ha fatto voto di astinenza. Nel frattempo la questione vera resta nascosta dietro la scenografia. L’agricoltura americana attraversa una fase difficile da anni. La Cina, che rappresentava il grande cliente capace di assorbire quantità gigantesche di soia, ha progressivamente spostato gli acquisti verso Brasile e Argentina. E quando perdi un cliente da centinaia di milioni di abitanti non lo sostituisci con qualche accordo costruito a tavolino. I mercati non funzionano come una partita di Risiko dove sposti bandierine da Pechino a Teheran e tutto torna in equilibrio. Anche ammesso che l’Iran accetti di spendere parte dei fondi congelati in prodotti americani, restano domande molto concrete: quali prodotti? In quali quantità? Attraverso quali canali logistici? Con quali tempi? E soprattutto: chi assorbirà davvero quella produzione? Perché una cosa è scrivere un comunicato stampa. Un’altra è convincere un agricoltore dell’Illinois che il futuro della sua azienda dipende da un mercato che fino a ieri non esisteva.La sensazione è quella di assistere all’ennesimo tentativo di trasformare un problema strutturale in uno slogan elettorale. Quando i numeri non aiutano, si costruisce una narrazione. Quando i mercati si restringono, si promettono nuovi Eldorado commerciali.
Peccato che l’economia abbia un difetto terribile: prima o poi pretende di fare i conti con la realtà.
Ma ma il bullo dal ciuffo arancio non sono sicuro che gli interessi cosa venda il medio piccolo agricoltore dell’ Illinois, gli interessa che lui e la sua cerchia di amici possano guadagnarci
