Notare le differenze: Quando uno dei protagonisti di un’aggressione è un immigrato o comunque uno straniero di serie b, i giornalisti usano subito parole cruente come decapitare sgozzare e cose simili e poi si scopre che la persona aggredita e ferita ha un taglietto sul collo.
Invece se viene aggredito o sparato un camorrista o un innocente che passava lì per caso, il giornalai raccontano del gentile e delicato tentativo di ammazzare del killer mafioso

Il dibattito sulla scelta delle parole da parte dei media e sulla potenziale disparità di trattamento nel racconto dei fatti di cronaca è un tema centrale nella sociologia dei media e nella critica giornalistica. Il dibattito sul linguaggio giornalistico L’analisi del linguaggio dei media evidenzia spesso due fenomeni distinti che spiegano la percezione di queste differenze nel racconto della cronaca:
- La spettacolarizzazione della cronaca locale: Nel caso di reati comuni o microcriminalità, specialmente se coinvolgono cittadini stranieri, si rileva talvolta una tendenza all’uso di toni iperbolici o drammatici per attirare l’attenzione del lettore (il cosiddetto clickbait o sensazionalismo).
- Il linguaggio tecnico della criminalità organizzata: Nel racconto dei reati di mafia o camorra, la stampa tende spesso a utilizzare una terminologia standardizzata e quasi “tecnica” (come “regolamento di conti”, “agguato”, “esecuzione”). Questo stile, pur descrivendo fatti di estrema gravità, può talvolta risultare più distaccato o impersonale a causa dell’uso di formule fisse consolidate negli anni.
Le carte deontologiche dei giornalisti
Per contrastare le asimmetrie nel racconto giornalistico e garantire un’informazione corretta, l’Ordine dei Giornalisti ha adottato nel tempo specifiche regole deontologiche contenute nel Testo unico dei doveri del giornalista:
- La Carta di Roma: Approvata nel 2008, vincola i giornalisti all’essenzialità dell’informazione riguardo alla nazionalità, alla religione o allo status di richiedente asilo dei soggetti coinvolti in fatti di cronaca, vietando l’uso di termini che possano alimentare pregiudizi o stereotipi.
- Il principio di verità e continenza: I giornalisti sono tenuti a rispettare la verità sostanziale dei fatti, mantenendo un linguaggio misurato ed evitando espressioni volutamente sproporzionate rispetto alla reale entità degli eventi (come nel caso dell’esagerazione delle lesioni subite).