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Da Picierno e Calenda a Vannacci: abbondano sigle, operazioni di marketing e autocandidature ma scarseggiano le idee…

A meno di un anno dalle elezioni del 2027, il quadro politico italiano assume contorni sempre più incerti. Sullo sfondo resta il nodo della nuova legge elettorale: sarà approvata? E, soprattutto, sarà conforme ai principi costituzionali oppure finirà nuovamente sotto la lente della Corte costituzionale per l’entità del premio di maggioranza o per altri aspetti controversi? La questione centrale rimane sempre la stessa: i parlamentari saranno scelti dai cittadini oppure continueranno a essere nominati dalle segreterie di partito?

Attorno ai due poli si registra un intenso movimentismo. In mezzo permane un’area magmatica nella quale si muovono Azione di Carlo Calenda e la nascente Spazio Pubblico di Pina Picierno, realtà ancora in fase di definizione e dunque difficili da valutare sul piano organizzativo, delle alleanze ed elettorale. Nel centrosinistra il cantiere è aperto da tempo. Si moltiplicano associazioni, progetti e tentativi di costruire nuovi soggetti politici. Tra le iniziative più discusse figura “Progetto Civico Italia”, promosso dall’assessore romano Alessandro Onorato e sostenuto da Goffredo Bettini. Il nuovo soggetto consiste nell’associare amministratori di enti locali. Negli ultimi mesi sono stati proposti diversi possibili federatori dell’area moderata e riformista, da Enrico Maria Ruffini a Silvia Salis, mentre Matteo Renzi ha rilanciato la propria “Casa Riformista”. A ben vedere, però, siamo ancora alle fondamenta più che agli edifici compiuti. Molti contenitori, pochi contenuti. Molti annunci, poche idee realmente innovative. Si ha l’impressione che prevalgano gli espedienti tattici rispetto alla costruzione di una visione del Paese. La politica, quella vera, continua a latitare.

Sul versante opposto, alla destra, assai alla destra della coalizione di governo, Roberto Vannacci ha dato vita a Futuro Nazionale. La sua assemblea costituente ha riportato al centro parole d’ordine, simboli e riferimenti culturali che sembravano appartenere all’archetipo reazionario novecentesco. Un epifenomeno che mescola suggestioni sovraniste, pulsioni identitarie e influenze provenienti dal trumpismo internazionale. In cauda venenum: il femminicidio non esiste. Il caso Vannacci merita attenzione. Non soltanto per il consenso che potrebbe raccogliere, ma per ciò che rappresenta. Le tesi contenute ne Il mondo al contrario sono state progressivamente trasformate in una proposta politica strutturata, inserendosi nel filone delle destre estreme che stanno avanzando in diversi Paesi europei. Per questo l’epifenomeno non dovrebbe preoccupare soltanto la maggioranza. Dovrebbe interrogare anche l’opposizione. Considerare utile la crescita di Futuro Nazionale perché potrebbe sottrarre voti al centrodestra sarebbe un errore politico e culturale.

La storia insegna che gli estremismi non vanno sottovalutati né utilizzati come arma contro l’avversario. La verità è che, a circa un anno dal voto, l’Italia appare immersa in una nube di polvere. Abbondano sigle, progetti, operazioni di marketing politico e autocandidature. Scarseggiano invece le idee capaci di affrontare le grandi questioni nazionali: crescita economica, produttività, declino demografico, sicurezza, welfare, politica estera e ruolo dell’Italia in Europa. Il caso Vannacci, dunque, non è un problema della sola maggioranza né una possibile opportunità per l’opposizione. È una questione democratica che riguarda l’intero sistema politico. Quando i partiti tradizionali smettono di elaborare visioni credibili e si limitano alla gestione dell’esistente, il vuoto viene inevitabilmente occupato dai populismi e dagli estremismi. La qualità della democrazia dipende anzitutto dalla qualità della politica. Ed è questa, oggi, la vera sfida che attende l’Italia del 2027.

Questi non vanno da nessuna parte. Oggi c’è più ignoranza e queste neoformazioni prive di una vera ideologia, mancano di concretezza e realtà, e pertanto non hanno nessuna prospettiva futura !

POI SE VOLETE ACCENNARE RENZI RICORDATEVI CHE «Quando si parla di Matteo Renzi, sarebbe utile ricordare i fatti, non gli slogan.

Perché da premier ha fatto esattamente ciò che oggi molti rivendicano come “politiche di sinistra”, mentre chi lo attacca campa di populismo e di posizionamenti tattici.

Renzi ha tolto privilegi ai forti per restituire dignità ai più deboli:

– Tetto ai super‑stipendi pubblici: massimo 240.000 euro l’anno.

– Fatturazione elettronica: milioni di evasori scoperti, soldi recuperati e redistribuiti.

– 80 euro a 10 milioni di lavoratori: un taglio fiscale diretto, mensile, tangibile.

– Abolizione IMU sulla prima casa: una misura sociale, non un regalo ai ricchi.

– Fondi per disabili e autistici: finalmente strutturali, non elemosine.

– Reddito di Inclusione: il primo vero strumento nazionale contro la povertà.

– Riduzione del canone TV e lotta all’evasione (“pagare tutti, pagare meno”).

– Divorzio breve: fine dei privilegi per chi lucrava sulle famiglie in crisi.

– Stop alle dimissioni in bianco: tutela delle donne incinte, con SPID obbligatorio.

E poi il lavoro:

– 1 milione di posti di lavoro creati in un Paese che veniva da anni di recessione.

– NASpI: un sistema di sostegno alla disoccupazione moderno, dignitoso, europeo.

Ora, la domanda è semplice: se tutto questo non è di sinistra, allora cos’è la sinistra? Chi oggi attacca Renzi lo fa perché vuole staccarsi dal “campo largo” per tornare a fare il battitore libero, alimentando un sistema politico che vive di slogan, di umori del giorno, di opportunismo permanente. È il classico populismo: zero responsabilità, zero riforme, zero costi politici. Solo parole. Renzi, piaccia o no, ha fatto l’opposto: ha governato, ha deciso, ha cambiato cose concrete.

E questo, in Italia, è sempre il vero scandalo.»

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