Ci sono tre detti popolari saggi: L’ignoranza è audace. Non c’è nulla di più pericoloso dell’ignoranza a metà. Non c’è nulla di più dannoso di uno sciocco ben articolato. Gli esempi abbondano.
« In realtà, è la semi-ignoranza », corresse il professore. « Cosa intendi con questo? » « Intendo dire che un’ignoranza sana e totale non causa alcun danno. Per esempio, quando ero vivo e abitavo nella mia casa a Milano, non conoscevo assolutamente nulla degli impianti elettrici e non avevo alcuna nozione sull’argomento. Cosciente di ciò, mi affidavo completamente al mio elettricista. Perché l’ignoranza totale si accompagna anche a un rispetto timoroso per il campo che si ignora, e di conseguenza, a umiltà. Al contrario, se all’epoca avessi letto due o tre manuali e, convinto di aver assimilato la conoscenza, mi fossi messo in testa di realizzare da solo il mio impianto elettrico, avrei probabilmente incendiato la mia inestimabile biblioteca. » « Quindi mi stai dicendo che una conoscenza approssimativa è più pericolosa di un’ignoranza totale? » « Esattamente, soprattutto quando è associata a un’altra caratteristica molto diffusa. » « Quale? » « La stupidità. » Umberto Eco #culture

La nostra ignoranza riguarda la risposta al “perché sono?”, la domanda di significato posta dalla nostra ‘madre’ che ha dato vita all’umanità. La nostra stupidità è cercare di colmare quel vuoto. un estratto di ragionamento rimato: La nostra ‘madre’ si chiese “Perché sono?”, E diede vita all’umanità. I nostri ‘genitori’ guardarono ma non trovarono Il motivo per cui eravamo destinati a esistere. Istintivamente temevano l’ignoto, Perciò sentirono che dovevano evitarlo. Provammo a riempire il vuoto, La prima reazione al nulla. Fino ad allora la vita era stata naturale, E dopo lo fu per lo più, Finché la loro prole pose di nuovo la domanda, Allora i tentativi di colmare il vuoto crebbero. Ogni crescita di questa attività innaturale Li costrinse a trovare Più spazio per essa nella vita e così Per necessità il naturale declinò. Il naturale declinò fino a Quando ne resta così poco oggi Che presto non ci sarà vita da salvare A meno che non cresciamo nell’altro modo. Tra i nostri tentativi di colmare il vuoto C’è il denaro e la vita che compra. Credenze religiose/filosofiche Sono anch’esse tra i nostri tentativi. 250 milioni di libri Danno all’accademia un tentativo. Ricerchiamo senza fine ma ancora Falliamo nel rispondere “perché sono?”. Con scienza e tecnologia Abbiamo provato senza sosta senza successo A colmare il vuoto. Invece abbiamo creato Un grosso pasticcio ambientale. Proviamo con droghe, sesso, giochi, fast food E alcol per intorpidire i nostri cervelli, Poi mescoliamo i social media, Nella speranza che del vuoto non rimanga nulla. Proviamo con amore e famiglia, Lavoro, potere e preminenza. Diretti inward, i tentativi si oppongono E finiscono in violenza mortale Che aumenterà insieme al nostro Mucchio accumulato di merda, Perché quando proviamo a colmare il vuoto Non ne vedremo mai la fine. Nemmeno con il miglior AI Rallenteremo la merda che escretiamo. Per salvare ciò che resta della vita che avevamo Dobbiamo scaricare la merda che ‘mangiamo’.