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Quando non sanno più che pesci pigliare, è colpa della “cattivissima Europa”.

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L’affondo di Meloni: “I conti migliorano, l’infrazione è colpa dello sciagurato Superbonus”

L’emergenza geopolitica zavorra la crescita, con stime al ribasso fino al 2028. Il ministro dell’Economia chiede deroghe a Bruxelles dopo il mantenimento dell’Italia nella Procedura per deficit eccessivo

L’emergenza geopolitica globale travolge i conti pubblici dell’eurozona. La guerra impone nuove regole e Giancarlo Giorgetti archivia i vecchi parametri sotto il peso dei conflitti. Il varo del Documento di finanza pubblica certifica un rallentamento della crescita e un rialzo dell’indebitamento per il prossimo triennio, delineando una fotografia macroeconomica sfocata dalla crisi. «Tutto questo dibattito sull’uscita dalla procedura mi interessava molto fino al 28 febbraio 2026, ovvero il giorno prima dell’inizio della guerra in Iran, dopo mi ha interessato molto meno», taglia corto il ministro dell’Economia in conferenza stampa, tratteggiando un quadro a tinte fosche per l’Italia intera. E la presidente del Consiglio Giorgia Meloni torna sulla questione: «Il paradosso è che, da molti anni ormai, i primi dati Istat sottostimano il Pil effettivo, per poi rivederlo al rialzo. Con buona probabilità, questo accadrà anche per il 2025, rivelandosi una beffa per l’Italia e per gli italiani

La revisione dei target programmatici vidimata dal Consiglio dei ministri delinea i contorni di una nazione costretta a frenare il passo. Il Prodotto interno lordo riduce la sua espansione in modo progressivo. «Abbiamo adeguato il Pil nel 2026 che scende da +0,7% a 0,6%», annuncia il titolare del Tesoro, per poi replicare un modesto 0,6% nel 2027 e attestarsi allo 0,8% nel 2028. Di riflesso, la traiettoria dell’indebitamento netto sale per coprire i vuoti contabili pregressi. Il deficit si porterà al 2,9% nel 2026, abbandonando il rassicurante 2,8%, per poi lievitare al 2,8% nel 2027 e al 2,5% nel 2028. Un deterioramento dei saldi zavorrato dalle scorie edilizie, come ricorda lo stesso Giorgetti rimarcando che «senza i dati sul Superbonus l’andamento del debito pubblico sarebbe stato discendente». Un concetto ripreso anche da Meloni, che non nasconde il malumore: «Fa arrabbiare che saremmo stati comunque sotto il 3% di deficit se, anche nel 2025, sulle casse dello Stato non avesse gravato l’esborso di miliardi di euro per il Superbonus. La sciagurata misura del governo di sinistra del Conte II, al momento, impedisce all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione, togliendo al governo margine di spesa da destinare alla sanità pubblica, alla scuola, al sostegno dei redditi più bassi». E ancora. «Riguardo alla riduzione del deficit, il Governo ha ottenuto un risultato considerato da molti irraggiungibile. Nel 2022, quando si è insediato l’attuale Governo, abbiamo trovato un rapporto deficit/Pil dell’8,1%; oggi lo abbiamo portato al 3,1%. Un dato non solo inferiore di 5 punti percentuali rispetto a quando ci siamo insediati, ma anche migliore delle previsioni del governo stesso, che si fermavano al 3,3% per il 2025. Resta il rammarico per aver mancato di poco la soglia del 3%, che avrebbe consentito di uscire dalla procedura di infrazione europea con un anno di anticipo, cosa che avrebbe significato maggiore capacità di spesa per lo Stato», spiega la presidente del Consiglio.

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