
C’è una scena che ormai si ripete con una certa regolarità: il partito di maggioranza che si comporta come se fosse all’opposizione. E no, non è strategia. È proprio il linguaggio che loro conoscono meglio. Il titolo del Secolo d’Italia sulle mascherine messe in parlamento parla da solo: teatrino, slogan, attacchi personali. Il problema è che, dopo quasi quattro anni di governo, il teatrino non fa più ridere. È solo un sintomo. Capitanati da Giovanni Donzelli,che della comunicazione dovrebbe essere il regista, sembrano più impegnati a inseguire vecchi riflessi da opposizione che a gestire il peso delle responsabilità. E quando continui ad attaccare l’autorevolezza dell’avversario mentre sei al potere, il rischio è uno solo: sembrare fuori fase. La sensazione è che tutta quell’arroganza vista in questi anni si stia sgonfiando. Come una torta tirata fuori dal forno troppo presto. E allora prepariamoci, perché questi potrebbero essere solo i primi segnali. I test di caduta, quando iniziano, raramente si fermano al primo rimbalzo. Nel frattempo, nella destra c’è già chi guarda altrove, chi misura altri equilibri, chi annusa il vento. E Giuseppe Conte? Diciamo che, probabilmente, sta osservando la scena con un certo divertimento.
ED: A sinistra sull’esempio di quanto capitato in Ungheria sta accadendo qualcosa di impensabile fino a qualche mese fa: ci si interroga se valga la pena unirsi in qualcosa di più grande per battere le destre. Conosco i miei polli e ho il timore che la salsa italiana impazzirà presto