Intervista a Matteo Renzi per «Il Foglio»
Senatore Matteo Renzi, con la campagna Quando c’era lei si dice abbia mandato in collera Giorgia Meloni che però poi ha smentito con una lettera alla Stampa. Ma che è successo?
«Tanto per cominciare, la campagna Quando c’era lei è un bellissimo lavoro delle giovani menti creative di Italia viva, che hanno fatto un capolavoro.»
Non c’è dubbio.
«Ciò premesso, la furia del governo ha reso questo capolavoro ancora più bello.»
Quindi si sono arrabbiati sul serio?
«Naturalmente! E non potevano farci regalo migliore. Hanno rilanciato la campagna. Hanno fatto capire che la verità fa male. Si sono fatti il più classico degli autogol.»
E lei è al settimo cielo. Però Meloni sembrava serena, in quella lettera. Persino sportiva.
«Giorgia Meloni non poteva che fare la sportiva alla fine.»
Senatore Renzi, quella di Meloni è perciò dissimulazione onesta?
«Guardi, io penso che lei sinceramente apprezzi la comunicazione politica quando funziona. E lei per prima sa che tocchiamo i nodi scoperti di questo governo. I treni sono davvero in ritardo, gli stipendi reali sono davvero più bassi, il debito è davvero aumentato, i giovani stanno davvero andandosene. Noi non le diciamo che è fascista. Le diciamo che non è capace. Più sfascista che fascista. Ma lo facciamo con un gioco comunicativo che le fa male.»
I retroscena parlano di telefonate furiose con Stefano Donnarumma, l’ad del gruppo FS. Non è che con questa campagna, e con i manifesti che tappezzano le stazioni, Italia viva si metterà contro persino le Ferrovie dello stato?
«No. Io non ho niente contro Donnarumma né contro le Ferrovie. Al massimo il problema di questo paese si chiama Matteo Ciuf Ciuf Salvini. Giorgia dovrebbe prendersela con quel Matteo lì per i trasporti e con Matteo Piantedosi per la sicurezza. Invece sfoga la sua rabbia contro il Matteo sbagliato.»
Si sfoga contro Matteo Renzi, l’ex premier. Quando il suo guaio più imponente è Matteo Salvini, vicepremier.
«La prego. Non sia ingenerosa verso Urso o Tajani. Sul podio ci stanno anche loro. E mi sembrerebbe indelicato tener fuori uno come Giuli dalle prime posizioni. Ma certo. In questo governo la gara a fa chi peggio tocca vette altissime.»
Che previsione ci offre? Chi la dura la vince o Meloni cade? Sente inchieste nell’aria?
«Ma no. Intanto dobbiamo smettere di pensare che i governi cadano per le inchieste. Guai a chi pensasse di sconfiggere la Meloni sul piano giudiziario. Sono i salari che la inchiodano al proprio fallimento, le liste d’attesa, l’insicurezza, il debito pubblico. Va battuta sulla vita quotidiana, non sulle indagini. E comunque penso che lei cercherà di resistere abbarbicata alla poltrona fino all’ultimo istante utile. Lei dice di puntare al record di longevità ma in realtà è terrorizzata dal vuoto che le si aprirà un minuto dopo la fine.»
Intanto fa i conti coi famosi aghi della bilancia. Ieri il suo ex ministro Carlo Calenda ha detto al Foglio che lui resterà dov’è perché, tanto a destra quanto a sinistra, son tutte pippe. Anche Schlein, per lui, è una pippa. Lei che ne pensa?
«Calenda insulta tutti. È il suo stile – se così si può dire – comunicativo. Tutti i politici sono pippe per lui? In generale per fare paragoni bisogna conoscere almeno uno dei termini del paragone e sicuramente Carlo non conosce la politica.»
Ohibò.
«Sì. È che proprio non la sa leggere, è più forte di lui. Quanto a Elly: non è la mia leader, è uscita dal Pd contro di me dieci anni fa, non condivido tutte le sue idee ma riconosco che ha un progetto, lo sta portando avanti ed è una persona seria.»
Cosa consiglia a Calenda?
«Posso consigliargli al massimo una tisana.»
E ai Cinque stelle? Sa, c’è Chiara Appendino che di lei proprio non si fida…
«Appendino pensa di ritagliarsi un ruolo nella battaglia interna ai 5s parlando di me. Non so se le porterà consensi interni e non è un mio problema. Io la dico così: se parliamo di passato possiamo discutere di tutto.»
Cioè?
«Io ho fatto nascere il governo Conte II e questo ha fatto bene al Movimento…»
Lei l’ha fatto e disfatto, senatore.
«Io ho fatto nascere il governo Draghi e questo ha fatto male al Movimento.»
Appunto.
«A ogni modo, qualsiasi cosa abbia fatto, l’ho fatta come logica conseguenza di una visione politica. Oggi il problema è Giorgia Meloni. Se noi ci dividiamo lei rivince le elezioni e si prende tutto, dal Quirinale alla Corte Costituzionale. Se noi siamo uniti, lei perde. E il centrosinistra evita un sovranista al posto di Mattarella. E magari manda qualcuno di capace ai Trasporti o allo Sviluppo economico. La partita è tutta qui. Io non romperò il centrosinistra.»
Perché pensa, come ha detto ieri, che Schlein sia meglio di Conte?
«Se ci sono primarie io voterò per il candidato di Casa Riformista. In un eventuale ballottaggio tra Conte e Schlein, voterò Schlein. Come vede, non ho problemi a espormi su tutto, ma siccome non è nemmeno detto ci siano primarie il tema mi pare leggermente prematuro.»
Uno sguardo sulla politica estera: Israele, Flotilla, Ben-Gvir. In cosa cambia, se cambia, il nostro rapporto con Tel Aviv?
«Sono stato alla Knesset dieci anni fa e ho detto parole inequivocabili a nome dell’Italia. Israele ha il diritto di esistere e anzi ha il dovere di esistere. Ho chiesto di andare nella direzione dei due popoli, due stati. Ho domandato pace per Gerusalemme. Dieci anni dopo, per me, nulla è cambiato. Ma molto è cambiato nel governo di Tel Aviv, purtroppo. Per la causa israeliana Ben-Gvir fa più danni dei nemici del popolo ebraico. Triste dirlo, ma è così.»
Come dovrebbe muoversi l’Italia?
«Ecco, sarebbe bello se l’Italia prendesse un’iniziativa di pace, ora. Ma dove vogliamo andare se alla Farnesina abbiamo Tajani, che si occupa più dell’alta velocità a Frosinone che dello stretto di Hormuz?.»
